Lidia proruppe nella sua risatina di sprezzo.

—Comodi, i signori uomini!—ella disse, prendendo a camminare per la camera.—Si levano i loro capricci, e poi riconoscono d'aver fatto male; con tale sistema pretendono il perdono. E se facessimo noi altrettanto?—

Sentivo che c'incamminavamo verso i paradossi femminili e non fiatai.

—Se facessimo noi altrettanto?—continuò Lidia.—Sarebbe una catastrofe, una vergogna, il finimondo, perchè non si ammette la possibilità d'un capriccio in noi…. Siamo fatte per la casa, diavolo! Pupattole eleganti, decorazioni da salotto, mummie senza nervi nè vibrazioni….

—Vi prego d'espormi i capricci che io vi ho proibiti,—interruppi.

—Ah certo!—disse Lidia con accento ironico.—Io posso comperare tutto quanto m'accomoda, vestirmi come mi piace, rimaner qui, o viaggiare…. E Lei crede che la vita d'una donna finisca lì?

—Non oso supporre che finisca altrove,—osservai.—Volete forse uscir sola di sera, andar sola a teatro, avere un appartamento da scapolo, tirar di scherma e correre lo steeplechase?—

Lidia si fermò, quasi sotto una staffilata; allungò l'indice della destra verso di me, e disse in tono minaccioso:

—Ricordati questo, Sergio: che tu ti pentirai delle tue parole e dei capricci di stanotte.—

Si diresse verso la porta. Ebbi la tentazione fugace di correre a Lidia e di fermarla; ma nell'atto che m'alzavo, dal mio abito salì quel profumo avvelenatore di che s'era impregnato alla festa; il profumo di dieci donne, le quali non erano Lidia, non le assomigliavano in nulla, non m'eran cognite se non nell'apparenza mondana.