Mi strinsi nelle spalle, incamminandomi verso l'uscio.
—Favorisci un istante,—ripetè Lidia.—Che cosa sai?
—Il significato di queste malattie d'imaginazione,—risposi, nel mentre mi fermavo e mi rivolgevo.
—Malattie d'imaginazione! L'anemia…. la malaria?…
—No; la freddezza, la stanchezza, la ripulsione. E dico ingiustamente: malattie; perchè questi sentimenti sono naturalissimi, d'una fisiologia irreprensibile….
—Ah ecco! La solita. Noi siamo malate, e loro pretendono una salute di ferro, un'invariabile disposizione a subire i loro capricci!
—È strano,—dissi,—come tu abbia già appresa la logica delle signore maritate, e il giro del periodo ad hoc. Noi; loro; i signori uomini; se facessimo noi altrettanto; frasi di prammatica.
—È vero o no,—rispose Lidia,—che tu mi vorresti come nei primi tempi?
—Come nei primi tempi!—esclamai, preso dalla nostalgia.—Se ciò fosse possibile….
—Ma ciò non è possibile, amico mio,—finì Lidia.—Perchè io ora sono malata.—