—Sì, sì, mi ricordo!—esclamò Bruno.—Tu mi recitavi la poesia….

—E io ti farò molto bene!—promise Nicla.—Ora va; aspetto visite. Non voglio che tu ti confonda con gli altri; non voglio distruggere quest'ora con discorsi insignificanti.

Sulla soglia, Bruno si volse, si chinò a baciar le mani di Nicla, una dopo l'altra, ardentemente.

—Sei mia!—disse.

Ella col capo gli fece un cenno di promessa, sorridendo.

XVIII.

Dopo averlo aspettato per quasi un'ora, il professore Salapolli si decise ad andarsene dal caffè e ad aspettare Bruno a casa.

Gli anni non eran riusciti a curvar la sua adusta, alta figura; ma aveva perduto fin l'ultimo capello, e in compenso s'era lasciato crescere la barba, una barba lunga e sottile, di cui prendeva in bocca e masticava la punta allorchè meditava sopra un'edizione aldina o sopra qualche gran caso della vita.

Per quella figura e per quella barba e per la saviezza facile con cui aveva condotto sempre la sua esistenza, Bruno lo chiamava qualche volta Pantalone.

Aveva trascinato seco, partendo da Parigi, la biblioteca raccolta coi più duri sacrifici; e da Parigi a Roma, e da Roma a Milano non l'aveva mai abbandonata.