XIX.
Nicla voleva annunziare quella sera medesima a suo marito l'incontro con Brunello; ma esitava.
Gigi Barbano era rientrato stanco; dopo avere sbrigato una copiosa e intricata corrispondenza, aveva dovuto sul tardi ricevere il viaggiatore che tornava da un lungo giro all'estero, ne aveva ascoltato il resoconto, ne aveva verificato gli acquisti, aveva dovuto posticipar l'ora del pranzo, ciò che gli dispiaceva sempre.
Ma Nicla, pur vedendo che il marito non era allegro come di solito, comprese che bisognava parlargli, o il suo silenzio sarebbe parso troppo singolare.
Dopo pranzo, mentre nel salotto di Nicla egli centellava il caffè, la giovane gli disse:
—Gigi….
—Che è, cara?
Gigi Barbano aveva di ben poco mutato; il suo colorito rosso bruno gli dava sempre una espressione giovanile, e a mala pena si sarebbero scoperti nei lunghi mustacchi e nei capelli alcuni fili d'argento. Il lavoro costante, gli esercizii fisici, e ancor più l'ordine e la semplicità della vita, lo avevano fatto forte; e a quarantadue anni era svelto ed alacre come a trenta.
—Tu non indovini,—disse Nicla.—Non indovini chi ho incontrato io oggi e condotto a casa….
—Ahimè,—rispose Gigi.—Ho così poca voglia d'indovinare!… Una persona che conosco?