—Tu m'hai insegnato, quand'ero piccino, che del giuramento non si deve abusare, e che la parola basta!…
—È vero: ma giuramelo!
—Te lo giuro!—affermò Bruno.
Poi guardando la sua bella amica pallida, che s'era lasciata andare in una poltrona, soggiunse:
—Ma come sei agitata!…
—Sì, è vero!—confessò Nicla.—Quella cattiva donna mi ha messo l'inferno, il fuoco, nel cuore. Non ho mai sofferto tanto….
E per spiegare a sè e a Bruno l'agitazione che la faceva tremare, seguitò:
—È lo spettacolo della sua sfacciataggine, del suo ardire, che mi fa male. Non sapevo che una donna, una donna rispettabile, può aver tanta impudicizia. E ciò mi sconvolge.
—Senza dubbio!—confermò Bruno.—Io lo sapevo, e sono tranquillo.
Tacquero un istante. Bruno vedeva che Nicla combatteva una battaglia con sè stessa, e voleva e non voleva, ed era inquieta. Alfine ella si decise, e chinando il capo a guardarsi la punta delle scarpette, disse: