Poi ricadde di schianto e si passò le mani sul volto come trasognata.

—No. Che cosa ti dico? Che cosa ti ho detto?—mormorò.—Non mi badare; prendi tutte le donne che vuoi, tutte le donne che ti piacciono. È il tuo diritto. Ciò non mi riguarda.

Bruno le accarezzò le mani con dolcezza.

—Non sei tu la mia amante?—disse.—Tu sai che io non amo e non desidero che te. Ma noi non possiamo ingannare. E non avrò altre donne. Te lo prometto, Nicla. Te lo giuro!

Ella levò gli occhi umidi a guardarlo con speranza.

Lo vide diritto come uno stelo, così elastico che pareva pronto a scattare in corsa. La fronte era senza rughe, la bocca ancor fresca e rosea come d'una fanciulla; una pelurie lieve adombrava appena il labbro superiore, e gli occhi splendevano nel carnato olivastro. Era la giovinezza medesima, sciolta e possente, assetata d'amore.

—Oh, tenerezza mia!—esclamò Nicla con un grido d'angoscia cocente.—Bambino mio, è assurdo ciò che tu mi giuri!

Poi, non appena egli volse le spalle per uscire, la giovane si rannicchiò nella poltrona.

Spasimava per quella freccia, di cui doveva portare il peso e il segno nel fianco tutta la vita.

XXIII.