—Vedi?—osservò Bruno.—Tutto ritorna, tutto può ritornare; noi siamo ridiventati fanciulli…. Ma c'è chi non tornerà mai più e non godrà mai più questa luce.
—Ahimè,—disse Nicla.—È vero! E noi non possiamo nulla per lui….
Anche se gli dessimo tutto il nostro sangue, egli non guarirebbe….
Si scosse, come per gettar lontano un pesante mantello di dolore, e soggiunse con voce mutata, quasi gaia:
—Ma io posso altro. Egli mi ha detto «lei potrà fargli molto bene, signorina». E io gli farò molto bene, al suo fanciullo selvatico.
Bruno non ascoltava.
Aveva visto l'ombra di suo padre passare, la curva ombra senza denti, coi capelli bianchi e lunghi, con lo sguardo attonito spalancato nel vuoto.
Nicla comprese e lo toccò su una spalla.
—Brunello!—mormorò.—Ora tornando, andremo a vedere il giardino della mia villa….
—Dove io sono venuto a cercarti?—chiese Bruno.
—Ma sì; dove tu mi hai detto: «Signorina, vieni ad aiutarmi!».