—Sai?—riprese Bruno, trovando per un attimo un poco di gaiezza.—Ho fatto cacciar di casa Duccio Massenti….

—Non ischerzi?—esclamò Nicla stupefatta.

—Non ischerzo. Ho raccontato alla mamma qualche cosa, la gita in barca, la nostra conoscenza di dodici anni or sono. E la mamma è rimasta molto colpita da quell'episodio. Non so che cosa sia avvenuto poi; ma Duccio Massenti non si vede più….

—Te ne sei fatto un nemico mortale!—osservò Nicla.

—Mi duole che tu mi dica questo; dovevo dunque temerlo e accoglierlo, per non avere il suo odio?

—Hai ragione!—disse Nicla.—Tu non hai paura.

Diresse la lancia verso la riva, per discendere presso la villa
Carlotta.

La villa era ancora abitata dai genitori di Nicla; essi vi passavano l'intero anno; al cavalier Maurizio era stata data la commenda della Corona d'Italia, non si sapeva perchè; probabilmente perchè non l'aveva, dicevano i maligni.

Ma rimasti soli l'uno e l'altra, la signora Carlotta e il commendatore Maurizio, s'eran dati a curare tremendamente il loro egoismo. leggevano libri d'igiene e si scambiavano le scoperte che andavano facendo.

Prima era stata la signora Carlotta la quale aveva letto che per conservarsi arzilli e svelti bisognava mangiar molto; e tutt'e due mangiavano molto, fin che potevano, e a tutte le ore. Poi il commendator Maurizio aveva letto che il segreto della longevità stava nel mangiar poco; e tutt'e due s'eran messi a mangiar poco, fino a patir la fame.