—Qui,—seguitò Nicla,—i nostri destini si fusero, e io promisi a me stessa inconsciamente che sarei stata tua sempre. Tu potevi da quel giorno chiedermi l'anima e t'avrei dato l'anima; l'amore, e t'avrei dato l'amore; la vita, e t'avrei dato la vita. Io ti darò tutto questo, bambino mio, perchè te l'ho promesso quando ancora tu non sapevi.

Bruno mosse le labbra, e Nicla lo fermò.

—Ascolta!—disse.

Il vento s'era alzato più forte; il brivido delle fronde riempiva lo spazio. Era uno scroscio, uno schianto che scuoteva tutto fin nelle più intime latebre il bosco, dalla vetta del monte all'estremo lembo che fiancheggiava la strada; e dondolavano i cimi degli alberi, e le chiome di mille verdi si mescevano; tremavan gli archi delle imaginarie gallerie, si scomponevano, si riformavano. Un ritmo ignoto agli uomini conduceva la lenta danza di foglie e di rami.

Nicla rispose:

—Ora tu mi devi giurare.

Bruno la fissò. Spiccava sopra uno sfondo paonazzo, tutta serrata nel suo abito d'acciaio come in una sacra armatura, e il busto svelto ed eretto balzava su dalla sobria curva dei fianchi. Aveva nel volto diffusa una bellezza nuova serena, e dentro gli occhi una fiamma ferma e costante.

—Tu mi devi giurare,—ella seguitò, vedendo lo sguardo interrogativo di Bruno.

—Perchè?—domandò il giovane.

—Non chiedere. Giurami che qualunque cosa avvenga, tu non morirai.