—Per la vita di tuo padre e di tua madre?
—Per la vita di mio padre e di mia madre.
Il seno di Nicla si sollevò in un grande respiro di pace; ella afferrò
Bruno e lo strinse fra le braccia.
—Ora posa il capo nel mio grembo,—seguitò con espressione di gaudio che le tremava nella voce e le traluceva dallo sguardo.—E ti dirò il canto che ti piaceva, bambino!
Curva su di lui, sfiorando con le mani leggere il volto e i capelli di Bruno che le apparteneva, disse con la voce limpida di cristallo, armonica di penombre e d'inflessioni:
Ti rapirò nel verso; e tra i sereni
Ozi de le campagne a mezzo il giorno,
Tacendo e rifulgendo in tutti i seni
Ciel, mare, intorno,
Io per te sveglierò da i colli aprichi
Le Driadi bionde sovra il piè leggero
E ammiranti a le tue forme gli antichi
Numi d'Omero.
Bruno aveva chiuso gli occhi e scivolava lentamente in un abisso profondo di voluttà.
Gli venivano incontro, recati da quella voce ch'era per lui divina, gli incantevoli ricordi della sua infanzia. Ed era ancora fanciullo, e le formidabili cose della vita, e il ghigno del destino e le ansie e le torture e le speranze cupe e il bisogno di guerra e la strada spalancata innanzi ch'egli doveva percorrere fra i triboli fino al fondo, e i dèmoni che lo rodevano, e l'odio e il dispregio che gli davano amaro alla bocca, e il sarcasmo e la sottile ironia velenosa, tutto era scomparso come sparivan le furie di Saulle al dolce tocco dell'arpa di Davidde.
E una giocondità sconosciuta gli saliva dal cuore, una confidenza nella sorte, che è arcigna un giorno, e un giorno generosa.
Non lo circondavano ancora le braccia della donna infinitamente amata? Non susurrava ancora intorno a lui il diletto bosco? E la luce non era ancor tutta porpora e di viola e d'oro? Non aleggiava la musica sovrumana dei sogni sconfinati che lo esaltavano in altri tempi?