Dissero alcuni che non si trattava d'un poema ma d'un romanzo; dissero altri che non si trattava d'un romanzo ma d'un poema; e non potendo classificarlo esattamente, i critici s'irritarono. In nome della virtù, non pochi si scagliarono contro il giovane frollo e sfiduciato che invece di infiammar le genti, le scorava, invece di drizzar l'ingegno straordinario a predicar qualche fede, adunava tutte le sue forze a seminar lagrime e disperazione.
Menava una guerra sorda e tenace contro di lui Duccio Massenti; il quale andava scalmanandosi per l'immoralità del libro, immorale non di quella immoralità sciocca e villana che consiste nelle scene e nelle parole e che il pubblico fugge; ma di una immoralità congenita, senza farmaco possibile, ch'era in tutta la sostanza dell'opera, nel sangue e nel midollo. E un articolo, certo inspirato da Duccio Massenti, faceva qualche allusione alla vita dell'autore, ai disordini di cui era stato testimonio, a una passione cupa tragicamente finita, di cui era stato protagonista; allusioni coperte, esposte con prudenza, che Bruno e i suoi intimi potevano comprendere e che sfuggivano agli altri.
Bruno Traldi lesse l'articolo e sorrise di dispregio.
—Nicla me lo aveva detto,—confidò al Salapolli.—Duccio Massenti sarebbe diventato un mio nemico mortale. Egli voleva sposare Nicla, poi diventar padrone di casa mia, poi consigliarmi e condurmi; e perchè nessuno di questi tre fini gli è riuscito, mi odia.
—La signora benedetta,—rispose il Salapolli,—non aveva previsto però, e nessuno poteva prevederlo, che Duccio Massenti sarebbe stato anche un imbecille; perchè nulla giova meglio a un libro e a un autore che le polemiche, le ingiurie e le accuse.
Bruno alzò le spalle.
Il rumore saliva; molti critici confessavano d'essere innanzi a un ingegno strapotente, il quale cominciava con la sicurezza d'un maestro. Nessuno voleva credere che l'autore non contasse per anco ventidue anni, e un giornale ne pubblicò il ritratto.
Si leggevano in quel volto chiaro dalle linee ferme e dal mento breve un'anima amara e una volontà ostinata; e tuttavia la giovinezza, una giovinezza senza sorriso, era nella persona dritta come uno stelo e pronta a scattare in corsa.
Il pubblico si gettò sul libro con avidità; e il libro avvelenò molte anime ignare; il tossico ch'era in tutta la vita di Bruno Traldi serpeggiava, entrava nelle fibre, recideva i nervi.
Solo, vicino a Bruno Traldi, in un cantuccio, stava il vecchio Salapolli, che s'ubbriacava di quel trionfo come d'un liquore portentoso; in silenzio, perchè Bruno non voleva udirne parlare.