Onde il Salapolli ne parlava qualche volta con la contessa. Diceva:

—È la gloria. È il genio.

E batteva le palpebre quasi non avesse potuto sostener la luce che sfolgorava intorno alla figura del diletto alunno. E con gli occhi umidi soggiungeva:

—Se il conte Fabiano potesse comprendere!… Quale consolazione ne avrebbe!… Come sarebbe superbo!

Ma un giorno la contessa Clara Dolores scosse il capo.

Ella aveva da tempo rinunziato ai piaceri del mondo per stare a fianco del figliuolo, a cui prodigava un tesoro di materna sollecitudine.

E scosse il capo, e rispose:

—Voi mi fate paura, caro amico. La gloria e il genio non hanno dato mai, a chi doveva portarne il peso, se non dolore. Io vorrei che mio figlio non avesse gloria, non avesse genio; e che la vita gli sorridesse, come sorride agli ignoti e ai mediocri.

XXX.

Bruno Traldi era passato indifferente attraverso altri frastuoni. E neppur la vittoria lo commoveva, quasi ne fosse stato sempre certo.