La barca strisciò sulla sabbia e la fanciulla ritirò ì remi perchè la prua toccasse la riva. Scesero, legarono, tiraron la prua più in alto.
—Un'artista!—ripetè Bruno, mentre lavorava a passar la catena nell'anello ch'era sulla spiaggia.—Di quelle che cantano? Io le ho viste a Parigi, quelle che cantano, e venivano anche a casa mia. Ma tu non hai le unghie dipinte e l'acqua d'odore nei capelli….
—Oh, no, no, Bruno, che dici?—esclamò Nicla stupita.—Io volevo essere una grande attrice.
—Ah, è più bello; un'attrice, che fa la commedia e la tragedia, e ti fa ridere e ti fa piangere: so com'è; ho visto; è molto difficile, ma a me piace.
—Sì, la commedia e la tragedia, ridere e piangere!—assentì
Nicla.—L'arte, insomma, non le unghie dipinte.
—E allora, quando cominci?
—Mai,—rispose la fanciulla.—Il mio papà e la mia mamma non vogliono.
—E perchè? Il mio papà mi lascerà guidare i cavalli e scrivere le memorie.
—Tu sei un piccolo uomo, che può tutto,—rispose Nicla.—Io sono una donna che non può nulla. Mi hanno detto le ragioni per le quali una signorina non deve essere attrice; e sono giuste.
Bruno, che s'era messo a sedere a prua e stava ascoltando con le mani in mano, parve incredulo.