Per tutte queste ragioni degli altri, Bruno aveva corso il mondo, ora con la mamma, ora col papà, e ricordava d'aver visto sfilare sotto gli occhi le città, le campagne, i monti, in treno, in carrozza, in diligenza, a dorso di muletto.
Era riuscito, tra quel tumulto, a imparare a leggere e a scrivere e si dava grandi arie per questo coi piccoli amici che veniva a conoscere qua e là, in un albergo di prim'ordine o in una casupola di contadini.
Suo padre gli insegnava qualche cosa, di tanto in tanto, per capriccio; sua madre lo istruiva meglio, con maggior costanza. Aveva avuto qualche maestro privato, una istitutrice giovane e bruna che stava presso suo padre, e di cui udiva parlar molto male da sua madre.
Egli non ascoltava se non ciò che poteva divertirlo, si faceva una specie di coltura a brani, e un giorno voleva dipingere come Clara Dolores, un altro prender le sue note di viaggio come Fabiano, un terzo vivere non facendo nulla o guidando i cavalli.
Il conte Fabiano aveva venduto, ricomprato, tornato a vendere la sua scuderia; ma dovunque andava, teneva carrozza; sontuosa o no, a seconda dei colpi di fortuna.
Talora egli e il bambino erano ricchi e scialavano; talora veniva una raffica dal tappeto verde, che portava via quasi tutto. Scendevano allora dall'albergo di prim'ordine a qualche albergo pieno di poesia e d'incomodi, in un paesetto qualsiasi; la carrozza spariva; si vedevano intorno a Fabiano certi uomini melliflui e diffidenti che gli procuravan danari.
E allora Fabiano e Brunello ripartivano, riprendevano la vita grande, sin che la mamma sopraggiungeva, faceva una scena a Fabiano e si portava via Brunello.
Con lei, il bambino tornava bambino; andava a letto presto, mangiava regolarmente tre volte al giorno, in ore fisse: studiava un poco, giuocava, non aveva per amici i domestici e i cocchieri, ma altri piccoli ragazzi, che gli parevano molto stupidi; si lasciava cullare da tenerezze continue e si annoiava leggermente. Aveva al suo seguito un cane di Terranova con pochissime pulci, mentre il barbone del papà ne formicolava un giorno e l'indomani, per improvviso ordine del conte, pareva tutto di seta, e puzzava di mille profumi che lo facevano starnutare ad ogni passo.
D'improvviso ricompariva il papà. Egli minacciava di bruciarsi le cervella se non gli restituivano il bambino; la mamma correva dall'avvocato, poi sveniva, e il bambino finiva col riprendere la strada insieme al padre.
Brunello viveva di questa vita, dalla nascita, attonito, impassibile, osservando; non poteva affezionarsi nè a luogo nè a persona, e si contentava d'aver qualche preferenza; la madre, il padre, i parenti, i conoscenti, gli sembravano curiosi e simpatici, quantunque sentisse che poteva fidarsene mediocremente.