C'era del fracasso, dell'impreveduto, della commedia, nella sua esistenza. Capiva ch'egli era causa o pretesto, o a vicenda pretesto e causa di tutto un congegnoso affanno; e assisteva, inconsapevole spettatore, alla commedia, senza potersi dire s'egli valeva o non valeva tanto da commuovere i personaggi, ch'erano cospicui e a lui parevano grandissimi.
Intanto viaggiava; egli, il padre, il cane barbone che si chiamava Tiè, e molti bauli; un intero baule serviva pei balocchi, magnifici e varii, acquistati da Fabiano con la prodigalità che questi usava in tutte le cose di sua vita.
Ma qualche volta Bruno era colto da malinconia e da scoramento. Voleva la mamma, se era col papà; o voleva il papà, se era con la mamma. Quei due non potevano star mai insieme e in pace; e questo inconveniente lo disturbava molto.
Arrivavano in un paese, gli portavano nella camera il baule perchè si divertisse, e Bruno toglieva dalla compagnia delle marionette il Re moro, e arrampicatosi con quello sul coperchio, rimaneva seduto malinconico a sognare.
Poi c'erano i giorni in cui pioveva e nevicava. In alcune città, la pioggia e la neve parevan più uggiose che in qualunque altro luogo del mondo; non s'udiva che il rumore di qualche carrozza, lo scalpito d'un ronzino, a lunghi intervalli.
Bruno passava ore con la fronte e il naso schiacciato contro il vetro d'una finestra a guardar nella via una processione d'ombrelli, o su in alto qualche raro volo di colombi e di passeri.
Erano i giorni in cui non si faceva niente di bello, non si usciva a passeggio, non si andava a teatro, non si mangiavano i dolci nelle pasticcerie; e non perchè pioveva o nevicava, ma perchè il babbo aveva pochi quattrini o anche non ne aveva punti, e stava ad aspettarli.
Bruno aspettava egli pure, soffiando sui vetri e disegnando pupazzi col ditino nel velo del fiato; ma ciò non bastava a divertirlo.
Finalmente Fabiano aveva avuto una buona idea ed era partito col figlio per una città che sorgeva di là dalle pianure e dalle montagne, oltre i fiumi mormoranti nella loro spuma argentea.
E dentro la città, Bruno aveva trovato un tramestìo che non aveva mai visto, un passaggio continuo di carrozze e di omnibus a tre cavalli e di carri e di carrette, e gente che galoppava tutto il giorno e fracasso e urti e fretta e scalpitar di zoccoli ferrati sul selciato liscio.