—A lei piace che i bambini siano un poco scemi. E se si accorge che io sono intelligente mi domanda che cosa facciamo, chi conosciamo, dove andiamo, e se il papà giuoca, e se ci sono in casa le istitutrici giovani e se spendiamo molto. Una volta, io che non sapevo, le ho raccontato tutto….
—Che cosa le hai raccontato?
—Le ho raccontato….
Esitò un istante, per chiamare in aiuto la sua memoria e ordinarla, poi seguitò:
—Le ho raccontato che c'era in casa, a Parigi, una governante che si chiamava mademoiselle Praline e vestiva sempre la sera con gli abiti scollati, coi capelli biondi e lunghi e con belle scarpette di vernice. E cantava tutto il giorno e aveva il naso voltato in su. Poi alla sera veniva a pranzo con gli abiti scollati. Ma il papà l'ha mandata via perchè quando non cantava, era sempre in cucina a farsi fare il tè e poi la bistecchina e poi ancora il tè, e mangiava tutti i biscotti; e io l'ho vista nello specchio che intascava i cucchiai d'argento, e l'ho detto al papà. E allora il papà l'ha mandata via, dicendo che voleva salvare almeno i coltelli e le forchette.
—E tu hai raccontato tutto questo alla mamma?—esclamò Nicla.
—Sì, io non sapevo che non bisogna raccontare tutto.
—La colpa non è tua,—mormorò la fanciulla col cuore stretto.—E allora?
—E allora la mamma ha raccontato tutto, anche lei, all'avvocato, e il papà ne ebbe molti dispiaceri.
—E da quel giorno, hai fatto lo stupido per prudenza?—interrogò Nicla, accarezzando lievemente la testa del fanciullo.—E ora andrai di nuovo con la mamma?