—Si è accorta?… si è accorta che io l'amo?—interrogò Duccio ansioso.
—Mi sono accorta che lei pensa a me,—corresse Nicla.
—Dica pure che io l'amo, che l'amo ardentemente!—incalzò Duccio.
—Auf! Adesso piglia fuoco!—riflettè Nicla.—Ho fatto male a rispondergli.
E per ringraziarlo in qualche modo, volse il capo e gli sorrise un attimo.
—Posso sperare, Nicoletta?—seguitò il conte.—Posso sperare che il mio sentimento sia accolto, e che un giorno, più tardi, anche assai tardi, sia da lei condiviso?… Essere amato da lei! Quale sogno!… La mia vita non avrà, non potrà avere altro scopo se non quello di render felice la sua…. Tutte queste grandi speranze aspettano d'essere confortate da una parola, Nicoletta…. Confortate…. o distrutte!
A mano a mano che il giovane parlava, l'anima di Nicla andava chiudendosi.
Nicoletta!… Già la chiamava Nicoletta! E un giorno, anche avrebbe allungato la mano ad accarezzarla, le labbra a baciarla, le braccia ad avvincerla intorno al busto….
Lo guardò di traverso, vide ne' suoi occhi una fiamma, sulle sue labbra un tremito.
E tutto ciò che doveva accenderla, che l'avrebbe forse accesa per un altro, in quell'istante l'agghiacciò.