Il conte non potè trattenere un gesto d'impazienza.
Pure, aggiunse con imperturbabile cortesia:
—Mi sono spiegato male. Comprendo benissimo che io non valgo la spesa di molte riflessioni. Ma devo pure confessarle che, non da ieri, nè da oggi, ma da quando ho avuto la fortuna di conoscerla a un ballo, io ho sempre pensato a lei, come alla sola fanciulla che potesse rendermi felice….
—Ci sono!—pensò Nicla con dispetto.—Ora tocca a me rispondere. E che cosa rispondo?
Non rispose nulla, e stette ad ascoltare.
—Chiedendole che cosa ella pensa di me,—seguitò Duccio,—intendevo chiederle semplicemente se la mia assiduità non le dispiace, se riconosce la nobiltà del mio sentimento….
—Che cosa rispondo? che cosa rispondo?—si domandò Nicla irritata, volgendo a furia la barra e mandando la lancia a sghimbescio.
—Attenta! Lei ci ribalta in acqua!—osservò Duccio con un sorriso, credendo la fanciulla commossa e turbata.
Ella si decise a una parola indiretta:
—Sì, mi sono accorta,—disse a mezza voce, guardando i remi che uscivan dall'acqua.