—È giusto!—ella disse.

—Parlerai?—esclamò avidamente Carlotta.

—No. Non posso!—dichiarò Nicla.—Ma è giusto quello che dice papà. E con la stessa franchezza con cui vi ho detto che so un fatto pel quale non potrò mai essere la moglie di Duccio, con la stessa franchezza vi dico ch'egli non ha mancato alle leggi dell'onore, non è un beone, nè un libertino, nè un ladro, nè un falsario, nè un delinquente. È un gentiluomo. Ma un gentiluomo che io non voglio per marito; un gentiluomo di cui non so che farmi.

Maurizio respirò, gettando un'occhiata a Carlotta.

—La cosa non è irrimediabile!—egli disse.

—È irrimediabile!—dichiarò Nicla.

—Rientra nell'ordine dei peccati veniali, se peccato c'è da parte del conte,—si ostinò Maurizio.

—È impossibile che tu giudichi ciò che non sai!—rimbeccò Nicla.

—Ne riparleremo!—soggiunse Maurizio.

—Non ne riparleremo più!—dichiarò Nicla.