E rise, da furbo, mentre la moglie lo ammirava.
IX.
Fu l'indomani una indimenticabile giornata, che rimase nella vita di
Nicla come una sinistra conferma di presentimenti invincibili.
Era scesa, verso le nove del mattino, nella piccola sala da pranzo dove abitualmente faceva colazione con sua madre, quando non v'erano ospiti.
Il cielo era tuttavia carico di nubi, strascico d'un temporale furioso durato l'intera notte, che aveva impedito alla fanciulla di dormire. Odorava la terra d'umidità e il vento sconvolgeva il lago.
Oltre le vetrate della sala si scorgevano le onde che parevan venir dall'orizzonte bigio, coronate di bianca spuma, e che dato un lancio, si gettavano con incessante fragore e si stendevano sulla spiaggia.
La temperatura s'era abbassata da un istante all'altro.
Nicla vestiva di scuro.
Presso la tavola attendeva il domestico, pronto a servire.
La fanciulla baciò sulle guance sua madre; e questa, prima ancora che Nicla avesse preso posto, con una voce in cui fremeva il piacere d'un pettegolezzo e la gioia di poterlo rivolgere in tutti i sensi, domandò: