—Ah, mio Dio, mio Dio! quale errore! Le domando perdono, signorina Dossena! Un gran nome delle nostre industrie! Le domando perdono con tutta umiltà, signorina! Quale errore!

E camminando per alcuni passi a ritroso, borbottando sempre con voce di pianto, l'uomo si ritirò in fretta, e scomparve in direzione della villa Florida.

—Era molto stupido!—osservò Bruno.

—Ma il papà dice qualche volta che non c'è, per non vedere quegli uomini….

—Lo imagino,—rispose Nicla.—Ora, va a casa. A domani!… E al papà non raccontare nulla. Egli avrebbe dispiacere, se sapesse.

—Tu non hai avuto dispiacere perchè quello stupido credeva che tu fossi la governante del papà?—chiese Bruno.

—No, no,—rispose Nicla sorridendo.—Addio. Va a casa!

E si chinò a baciare il fanciullo.

Ma tornata a casa, cadde in preda a una più grave, a una più nera malinconia; e a pranzo non toccò cibo.

—Riflette, riflette!—disse il cavalier Maurizio alla signora Carlotta, non appena furono soli e poterono scambiarsi qualche impressione.—Vedrai che finirà col dirci spontaneamente il suo segreto.