—Andiamo!—disse Nicla a Bruno, avviandosi.

Era dolente d'aver appreso una notizia gelosa che non la riguardava.

—Forse è uscito per breve tempo,—insistette fastidiosamente l'uomo, mettendosi al suo fianco.—Forse è andato a far qualche visita, una gita?…

—Le dico che non so nulla!—ripetè Nicla in tono reciso.

Ma l'uomo fece più dura la voce, e seguitò:

—La prego d'osservare che si tratta di cosa importante, gravissima, l'onore d'una firma. È possibile che lei non sappia dov'è il suo padrone?

Nicla si scostò con un tal balzo, che per poco Bruno non ne fu rovesciato.

—Il mio padrone?—esclamò, volgendosi e piantandosi innanzi all'uomo dal pelo rosso.—Io non ho padroni! Sono la signorina Dossena, e non faccio la serva!

—Oh che stupido!—disse Bruno.

L'uomo si curvò immediatamente fin quasi a terra, e la sua voce diventò piagnucolosa.