—Non vai all'appuntamento?—egli chiese.

La contessa tacque.

Folco si allontanò, passò il limitare del suo studio, aperse il tiretto della scrivania, fece scivolar qualche cosa nella tasca destra della giacca. Poi tornò presso il letto della bambina. V'era ancora, dritta in piedi, Gioconda. La veste nera, il pallore del volto, l'immobilità, facevano della bellissima giovane una figura tragica.

—Non vai all'appuntamento?—chiese Folco di nuovo.

—Non so!—ella rispose.

Ma d'un tratto si scosse, puntò l'indice al bottone del campanello elettrico.

—Portami il cappello e la pelliccia!—ordinò alla cameriera.

Folco ebbe un fremito che lo percorse da capo a piedi, mentre la sua mano s'affondava nella tasca della giacca.

Gioconda appuntò il cappello in testa. Folco vide che aveva un velo fittissimo, il quale avrebbe impedito di riconoscerla. Poi la contessa indossò il mantello.

Ma esitava; si scatenava una tempesta dentro il suo animo.