Una sera, leggendo la Ballade des menus propos, la fanciulla disse con piacere: «Com'è moderno questo poeta del quattrocento!» Folco ne fu tutto commosso e felice. Giudicò straordinaria l'intelligenza di lei: sentiva dunque le bellezze dell'antica lirica, la nostalgia delle belle cose lontane? Nessuna donna poteva arrivare a tanta percezione senza avere un'anima letteraria…. E si sarebbe chinato a baciarle la mano, la mano agile e povera che non aveva anelli, se in un canto non fossero stati il padre Piero e la madre Delfina a giuocar con un bisunto mazzo di carte, ridacchiando d'ora in ora.

Folco si aperse con Gioconda: Francesco Villon era pel momento il suo poeta prediletto, e intorno alla vita e alle opere, ma sopratutto intorno alla fine di lui, voleva ricercar nuovi documenti: per ciò doveva andare a Parigi…. Perchè di Francesco Villon nulla si sapeva con certezza; nemmeno il vero nome: quel poco che si sapeva era terribile…. Sì, terribile! E Folco atteggiava il volto a una smorfia, come si fa coi bambini per impaurirli, vedendo che la fanciulla aveva spalancato gli occhi e inarcato le sopracciglia…. Che sopracciglia delicate! due archi d'un finissimo pennello….

Si sapeva ch'egli aveva ucciso, rubato, era stato capo d'una banda di malfattori; aveva commesso altre cose disoneste, onde l'avevan condannato al capestro; ma salvatosi per prodigio, grazie ad alte protezioni, era partito, scomparso per sempre e la leggenda aveva creato per gli ultimi suoi giorni le ultime sue gesta, di cui la storia dubitava.

Ladro e assassino?… Gioconda allontanò un poco le cartelle dattilografate…. Quant'era carina in quell'atto, come avesse temuto che la parola del malvivente la contaminasse!… Ma no, il poeta era altro che l'uomo; e quel contrasto fra l'anima e la vita, fra il sentimento e l'azione, non faceva più ambigua, più ermetica, più degna di studio la figura del grande primo lirico di Francia?

Come mai in quel guasto cuore di ribaldo germinavano i versi del Rondeau: «Deux étions et n'avions qu'un coeur»?

Folco guardò dentro gli occhi la fanciulla, che sembrò smarrita, fuor del mondo, sorpresa. Ella si levò per affacciarsi alla finestra a respirare. Nel triste salotto, sotto la luce d'una lampada a petrolio poco pulita s'erano stese le ali gigantesche della lirica che traversa i secoli, e fatto schermo della mano al volto, Folco Filippeschi si vide illuminato da un raggio di sole.

Ma la signora Delfina, con cautela e trepidanza, dovette far capire poche sere di poi al conte Folco Filippeschi che sarebbe stato opportuno per tutti diradare un poco le visite. Un tal Carlo Albèri, che possedeva, giù a sinistra, voltato il canto della strada, quel bel negozio di pelliccerie, ed era giovane per bene, aveva chiesto di frequentare la famiglia, col proposito di domandar poi la mano di Gioconda. Il padre, uomo prudente, non aveva risposto nè sì nè no; ma per giudicare se i due giovani, Gioconda e Carlo, potevano accordarsi, conveniva ammettere quest'ultimo in casa, vedere come si comportava, come Gioconda lo accoglieva…. E il conte—finì la signora Delfina con un sospiro—si sarebbe trovato forse a disagio….

Folco ebbe un istante le vertigini.

Gioconda moglie di un pellicciaio; la compagna dei suoi studii prediletti, il tesoro inestimabile inviatogli dalla sorte, la purissima, bellissima fanciulla…. con quella squisita anima letteraria che comprendeva Francesco Villon: «Prince, je connais tout en somme.—Je connais tout, hors que moi-même….»!

Folco ne rimase esterrefatto.