Aveva tremato che gliela portassero via; un giorno la madre di lei gli aveva annunciato che la fanciulla stava per fidanzarsi col giovane proprietario d'un negozio di pelliccerie. Interrogatosi alfine, durante una notte di cui ricordava ancora i dubbii, le ansie, la veglia angosciosa, s'era detto ch'egli amava Gioconda Dobelli, che non avrebbe mai amato tanto, che non avrebbe potuto vivere quand'ella fosse stata moglie d'altri.

E aveva offerto sè stesso in cambio del giovane pellicciaio, timidamente, quasicchè non avesse offerto nulla e fosse stata gran ventura se Gioconda avesse degnato di portare il suo nome.

Egli era stato fino a quel giorno un ragazzo ingenuo con grandi ambizioni. Celso Ornavati, tirando a indovinare, non aveva sbagliato di molto; pure Vittorina sua moglie non era andata molto lontano dal vero: una donna era nella vita di Folco Filippeschi: Gioconda; ed egli sperava di poter essere, non troppo tardi, uno scrittore celebre.

Staccatosi da Perugia per recarsi a compire certe ricerche letterarie alla Biblioteca Nazionale di Parigi, e fermatosi qualche tempo a Milano, aveva conosciuto la famiglia Dobelli, al caffè dove si recava di solito dopo pranzo, e grazie a Dick, il piccolo spinone di Piero Dobelli, padre di Gioconda. Piero Dobelli, ruvido e sospettoso verso tutti i giovani che ronzavano intorno alla figlia, visto e apprezzato col suo infallibile colpo d'occhio il conte Folco Filippeschi, aveva lasciato che Dick si recasse tutte le sere a chiedergli un dado di zucchero e a fargli festa.

Gioconda contava diciotto anni; semplice nel vestire come voleva la sua condizione, non era priva nè di gusto nè di grazia. E spiccava tra mille ragazze per il carnato così bruno che pareva di chiaro bronzo, e per gli occhi i quali avevano nel fondo qualche cosa come una gradazione leggera e tenera di quel colore, e le pagliuzze e i punti d'oro dall'avventurina li facevano brillanti; i capelli tra il bruno e il biondo, a ciocche striate; una flessuosità morbida, molle, che poteva un giorno diventar voluttuosa, era in tutte le sue movenze.

Folco Filippeschi teneva, dalla prima sera che l'aveva vista, gli sguardi su di lei; ma ella parlava poco, non rideva mai, sembrava lontana dal sospettar l'attenzione destata nell'animo del giovine, così com'era indifferente al muto omaggio che le tributavano gli altri, passando e ripassando presso il tavolino innanzi al quale sedeva colla famiglia.

Al padre di lei, Folco ebbe a confidare una sera, parlando di studi e di libri, ch'egli aveva seco certi manoscritti concernenti un poeta, francese, del decimoquinto secolo, e che desiderava farli copiare…. Ma perchè non ci si sarebbe provata Gioconda?… L'osservazione veniva dalla madre, la signora Delfina…. La fanciulla conosceva bene la dattilografia, aveva una certa coltura per la quale il poeta francese del decimo quinto secolo non l'avrebbe forse impacciata…. L'osservazione veniva dal padre, il signor Piero…. Folco non avrebbe mai osato; la signorina poteva annoiarsi; il francese del millequattrocento è un po' ostico…. Ma no, ma no, si poteva provare….

Così Folco entrò in casa Dobelli e prese a poco a poco dimestichezza con la fanciulla; fu tralasciata l'abitudine serale del caffè; i due giovani sedettero alla stessa tavola, gomito a gomito, l'uno dettando, l'altra scrivendo rapidamente a macchina, poi rileggendo e correggendo i manoscritti….

Ella era tutta lieta, instancabile: ci si divertiva…. Che cosa significa «esme» e «fetart» e «changon» e «hucque»?… Ascoltava la traduzione, sorrideva mostrando i piccoli denti, che Folco ammirava bianchissimi tra le labbra porporine…. La mamma sul tardi appariva,—il padre non s'allontanava quasi mai dal poco illuminato salotto,—recando due tazze di tè, preparato con le sue mani, anche perchè la domestica se ne andava subito dopo pranzo…. E i due ragazzi sospendevano il lavoro e prendevano il tè, a centellini, guardandosi.

Folco sentiva sorgere dal cavo delle mani, dall'onda dei capelli semplicemente divisi nel mezzo con una nitida scriminatura, dalle pieghe dell'abito, da tutta la persona di Gioconda, un profumo discreto, e pur penetrante, che mai non aveva prima avvertito…. Si perdeva a fissarla, riprendendo il lavoro di soprassalto, quando la fanciulla ve lo richiamava.