—O Celso, il Baganella sta poco bene!—disse Vittorina con voce dolente a suo marito.

—Chi?—rispose Celso Ornavati.—Ah, mi dispiace! Speriamo che guarisca….

Egli non sapeva chi fosse quel Baganella; fumava la sigaretta, guardando una giovane troppo elegante che comperava maglie di seta troppo fini…. Ma dal momento che non stava bene, era giusto augurargli di guarire; se poi non fosse guarito, sarebbe stato lo stesso. Celso Ornavati era gentile e distratto: si dilettava di pittura, di musica, di letteratura, di filosofia, con la misura giusta per non riuscire a nulla, e fumava sessanta sigarette al giorno. Quel giorno aveva letto in treno, accompagnando Vittorina dalla villa in città, gli aforismi di Oscar Wilde; ed era in cerca di aforismi egli pure per provarcisi.

—Mi aspetti?—riprese Vittorina, mentre seguiva il direttore.—Non starò molto.

Celso prese la sedia che gli offriva un commesso e sedette quasi alle spalle della giovane troppo elegante, per foggiare un aforisma su di lei…. La donna…. La serietà della donna mentre guarda una maglia di seta…. Non toccate la donna che entra in un negozio…. Il denaro dell'uomo che si tramuta in una maglia…. Nulla di nuovo in coteste osservazioni: bisognava inventar qualche cosa di veramente paradossale; per esempio…. Ma fu interrotto da un movimento della giovine, che sentendosi guardata, si drizzò sul busto e respirò dolcemente…. «Nel fondo d'ogni umana vicenda, voi trovate il malinteso….» Celso Ornavati era giunto a questo aforisma, perchè aveva pensato che la giovane, non avendolo visto entrare con Vittorina, lo credeva solo. Ma non gli parve degno di stampa; qualche cosa di simile era già stato detto.

All'estremità del banco, in piedi, a braccia incrociate, chiuso in una redingote irreprensibile, guardando gli altri, stava un commesso alto e biondo; a lui il direttore condusse Vittorina e gliela affidò, dicendogli:

—La signora Ornavati: una cliente di gran conto, Filippeschi!

Poi, fatto un nuovo inchino alla signora, si allontanò.

A Vittorina parve subito molto singolare quel commesso, che aveva polsini e solino candidissimi, e una cravatta nera, il cui nodo avrebbe destato l'invidia di Giorgio Brummel. Nel profilo di lui, negli occhi cilestri, nella linea della bocca, nella forma delle mani, vide qualche cosa d'indefinibile, che veniva dall'educazione o dalla razza. Il suo buon Baganella era uomo semplice e cortese, paziente ed esperto, una brava macchina da lavoro, un ampio casellario di merce, e null'altro. Colui che il direttore aveva chiamato Filippeschi era un giovane elegante: Vittorina lo avrebbe preso per marito senza batter ciglio, anzi con un poco di timore, perchè le sembrava molto più serio, nonostante gli aforismi, che il suo Celso.

—Non saprà nulla!—-pensò con disagio.