—Noi siamo più modesti,—osservò Folco.—Finora spendiamo noi due ciò che tu spendi da solo; ma certo spendiamo troppo per quello di cui posso disporre.
—È un'altra ragione per deciderti a partire o per riprendere i tuoi studi,—ribattè Ariberto.
Folco si alzò e gli stese la mano.
—Ti ringrazio,—disse.—Non dimenticherò la prova d'amicizia che mi hai dato con le tue leali parole!
Stette un poco in ascolto, poi aggiunse:
—Te ne prego: non parlarne a Gioconda. Credo sia qui….
Si udiva infatti nel corridoio un lieve fruscìo di gonne sulla corsia azzurra.
Ariberto si piantò innanzi a una delle stampe inglesi, e accennando col bastoncino d'ebano, osservò ad alta voce:
—No, no, Folco; tu hai torto di credere che siano antiche. Se non erro, sono imitazioni; belle imitazioni senza dubbio, ma temo siano state colorate sulla tiratura in nero…. Oh, contessa, buon giorno! Sono venuto a portarvi il mio saluto….
La contessa ch'era apparsa sulla soglia, gli porse la destra da baciare; apprese che Ariberto doveva partire per Londra e se ne mostrò dolente; ma subito parve rasserenata: