—Senza dubbio,—esclamò Folco.

—Tu ti sei messo contro i tuoi, a causa del matrimonio,—seguitò Ariberto.—I tuoi ti vedono a Parigi per più mesi, viver la vita elegante e dimenticare ogni giorno meglio i tuoi disegni di studio. Ciò non mi pare prudente da parte tua. Ben altro sarebbe il giudizio che farebbero di te, se sapessero che il matrimonio non ti ha distolto dai tuoi progetti, e che il tempo passato a Parigi non è stato tutto sciupato. Io ho sempre la speranza, perdonami se te lo dico, di vederti riconciliato coi tuoi e la contessa accolta come ella merita. Il tuo lavoro sarà un buon argomento in tuo favore, mentre l'ozio può non nuocere, ma certo non giova.

—Hai ragione,—disse Folco.

—Inoltre, seguitò Ariberto, incoraggiato dall'approvazione dell'amico,—presto o tardi avrai bisogno di danaro.

—Oh,—interruppe Folco,—non sarà un libro di studi critici o di profili letterarii che potrà darmi da vivere!

—E allora?—interrogò Ariberto.

—Lavorerò diversamente: farò un mestiere.

—Suvvia!—esclamò Ariberto stupito,—è molto…. è molto….

E non trovava la parola adatta, sufficientemente dolce.

—È molto originale ciò che tu dici,—seguitò poi. Come? Sei in procinto di guadagnarti da vivere facendo un mestiere, e ti balocchi a Parigi, tra cene e teatri? Ma se lo sapesse, la contessa per la prima te lo impedirebbe!… A me la vita di Parigi costa in media duecento lire al giorno.