Le due domande urgevano. Gioconda sentiva d'essere sul limitare di un piccolo segreto, il quale le avrebbe dato la chiave anche dell'altro, della domanda che spesso si rivolgeva: Ariberto era un amico o un nemico? aveva su Folco un ascendente che giovava a lei o le nuoceva?

Tentò di cogliere Folco alla sprovvista. Chiese:

—Che cosa farà a Londra?

—Non so, rispose Folco.

—Come? non ti ha detto neppur questo?

—Non avevo il diritto d'interrogarlo.

—È vero, ma credevo ch'egli spontaneamente….

—Non mi ha detto nulla, forse perchè è facile comprendere che a Londra farà quel che faceva qui, cioè niente. Egli passa, del resto, ogni anno un mese in Inghilterra, ospite di amici….

—E delle stampe, che cosa ti ha detto?—interrogò bruscamente
Gioconda.

La domanda giungeva inaspettata.