—Oh, oh! Non dite parole che si potrebbero giudicar male. Arrivederci, contessa…. Ho un piccolo dolore qui, alla spalla sinistra….
La contessa lo guardò sorridendo.
—E poi?—domandò.
—E poi un poco d'emicrania…. E poi i vostri corteggiatori che sopraggiungono per il tè…. Contessa, questi mi fanno più male che tutti i reumi del mondo!…
Baciò la mano a Gioconda, e si allontanò cautamente, con passo incerto.
X.
La volpe di Sparta.
Dai giorno in cui aveva riveduto nell'atrio del Grande Albergo di Stresa Folco Filippeschi, appena uscito di lutto, e s'era potuta fare amica della contessa Gioconda, la petulante Vittorina Ornavati era contentissima.
Tutti i damerini che abitualmente corteggiavano la contessa Filippeschi erano andati ad abitare o si erano fatti assidui del Grande Albergo, ben lieti di trovarvi non soltanto Gioconda Filippeschi, ma anche Vittorina Ornavati, graziosa, loquace, vivacissima, che giovava come contrapposto a Gioconda, la quale, chiusa nel suo orgoglio, era contegnosa e fredda.
Così ambedue le signore vivevano in un cerchio di assidue premure, di galanterie pronte, di adulazioni incessanti, che avevano stancato e stancavano Gioconda, mentre accendevano la fantasia di Vittorina.