Ma la visione della ragazza bruciava dentro, nel cuore di Adolfo; ed egli cominciò a gironzare intorno alla casetta bianca, a guardar le finestre, ad aspettare. E tremava e sperava di rivederla, perchè tutte quelle avventure, vere o false, gliel'avevano ingigantita nel pensiero, ed egli temeva di subirne il fascino, come se Loredana avesse compiuto qualche grande impresa della quale nessuno l'avrebbe detta capace.

In quell'andirivieni intorno alla casa di Loredana avvenne ad Adolfo d'imbattersi e una e due e dieci volte in una signora, che si poteva credere lo canzonasse, perchè anch'essa gironzava di frequente nei dintorni, anch'essa guardava le finestre; anzi, fu più spiccia del giovane, perchè entrò in dimestichezza con Rosa, la serva della De Carolis, la quale pareva zelantissima nel recarle notizie. Si trovavano, la signora e Rosa, in una calle vicina, all'ombra d'un sottoportico, e generalmente la signora consegnava a Rosa una lettera, alla quale Rosa portava la risposta l'indomani.

Adolfo non riusciva a capir nulla in tutto quell'armeggiare; la sconosciuta era assai ridicola, con un certo cappello alla cacciatora, che le stava appena sul cocuzzolo e ch'era ornato d'una penna di fagiano, ardita come una sfida al cielo; ma c'era di peggio: la signora guardava Adolfo con occhiatacce mezzo beffarde e mezzo compassionevoli, le quali avrebbero fatto perder la pazienza a chiunque non avesse avuto un demonio più sarcastico e più fiero nel cervello.

E fu appunto per le stratte di quel demonio, che non voleva star queto e che aveva tutta l'andatura d'una passione irragionevole, fu appunto in un impeto di dubbio, di gelosia, di paura e d'amore, che Adolfo Gianella varcò la soglia della casetta, e su a corsa per le scale, dietro Rosa che, rientrando, non gli aveva badato.

In anticamera, Adolfo si fermò. Gli giunse, netta e squillante, la voce di Loredana, la quale doveva essere nel salottino; e la fanciulla cantava a distesa, con pieno abbandono, come se tutta la bella gaiezza veneziana, come se tutta l'audacia della giovinezza avessero ripreso il loro dominio. E tra l'una e l'altra strofe del canto s'udiva il rumor delle forbici posate sul tavolino da lavoro o il passo svelto della ragazza, che si muoveva per la camera.

Senza discutere con se stesso, Adolfo spinse la porta, e si trovò alla presenza di Loredana, la quale stava adattando un pezzo di seta gialla a una certa forma di ferro ch'era un paralume da candela; innanzi a sè la fanciulla aveva altri pezzi di stoffa a colori e diversi gomitoli di seta; ed era così assorta nel lavoro e nella canzone, che il giovane dovette chiamarla:

— Loredana!

Ella alzò il capo, e trattenne a stento un grido; ma Adolfo aveva già detto ogni cosa, e non sapeva come continuare, come esprimersi, come riprendere d'un subito le abitudini di padronanza.

Sprofondò le mani nelle tasche della giacca, e disse:

— Sei stata l'amante del conte, non è vero? Così, ti preparavi a sposarmi? E non hai vergogna?