Loredana mandò un lampo dagli occhi. Aggredita di fronte, non esitò un attimo a rispondere:

— Io mi preparava a sposar lei? Non mi è mai venuta per la mente un'idea così malinconica, sa? Era la sua famiglia, che mi seccava tutti i giorni per ottenere questo sacrificio. Io non pensava a sposare nessuno....

— Già, volevi conservarti per il conte, — osservò Adolfo con ironia. — Ti sei conservata benissimo, non c'è che dire!

La ragazza arrotondò con le forbici una certa lingua, di seta violetta, che doveva ricadere sul paralume a uno dei quattro angoli; misurò l'altezza, adattò, provò, cambiò, tranquillamente, senza occuparsi del giovane, fremente nell'attesa di una discolpa.

— Non so, — disse poi, — come ha potuto venire fino in casa; ma se per la stessa strada se ne andasse, non mi dispiacerebbe.

— Mi metti alla porta? — esclamò Adolfo. — Invece di scolparti, invece di giurarmi che col conte non c'è stato nulla di nulla, tu mi metti alla porta?

— Scusi, perchè dovrei scolparmi? Che cosa rappresenta, lei? Chi è, lei? Che diritto ha lei di giudicarmi?

A queste parole di Loredana, Adolfo si lasciò calare in una poltrona, come annichilito. Chi era, che cosa rappresentava, che diritto aveva?

— Io, — mormorò, — sono pronto a sposarti.

Loredana si mise a ridere.