Loredana disse presto:

— Le presento il signor Adolfo Gianella.

Clarice fece un cenno con la testa, verso Adolfo che s'era avanzato di qualche passo; poi tutti tacquero; Clarice e Loredana sedettero l'una a fianco dell'altra sul divano, come intime amiche, sorridendosi.

— Fa molto caldo a Venezia, — riprese Clarice. — A Verona non abbiamo questo scirocco....

— Sì, fa molto caldo, — confermò Emma, la quale stava sempre a un passo dalla porta, e si augurava che l'uno o l'altra, Adolfo o Clarice, comprendesse la necessità di ritirarsi.

Ma erano ostinati ambedue. Adolfo, ormai, aveva ripreso posto nella poltrona, e sembrava deciso a voler seguire la conversazione.

— A Venezia abbiamo poi le zanzare, — egli disse.

— Le zanzare, sì, ma ci sono le zanzariere, — osservò Loredana.

E tacquero di nuovo.

Emma si sentiva morire per quella commedia, maravigliandosi che la sua Lori vi prendesse parte. La buona donna, al ritorno da Sirmione, aveva perduto l'energia e la volontà, soffrendo per la sofferenza della figlia, chiedendosi se il suo intervento non fosse stato inutile di fronte al traboccar della maldicenza, tormentandosi ogni giorno per mille timori, studiando ansiosamente negli occhi di Loredana il pensiero segreto, la segreta ambascia, e rideva quando rideva la sua Lori, e piangeva quando la sua Lori piangeva, e ormai non avrebbe più discusso, non avrebbe più riflettuto, pur di vederla felice, a qualunque costo.