La lunga tavola era tutta occupata da piatti colmi di pasticcini e di dolci; due grandi samovar d'argento fumavano, e da un'enorme zuppiera un servo scodellava nelle tazze il punch freddo, mentre altri versavano lo sciampagna gelido dalle caraffe di cristallo e distribuivano i sorbetti rosei e bianchi.
— Se lei non fosse venuto a salvarmi, — continuò Giselda, accennando con la testa a un signore tozzo e rubicondo, che sorbiva adagio una granita di caffè, — gli sarei caduta fra le braccia....
— Oh Dio! — singhiozzò comicamente Berto Candriani.
— Per la noia, per la noia! — disse Giselda ridendo. — Non sa parlare che del suo automobile, e s'atteggia a disdegnare i cavalli....
— Così le ha fatto sapere che ne ha....
— Ne ha dieci, nelle scuderie della sua tenuta di San Polo; ma vuol venderli....
Nuove coppie, gli uomini in marsina, le donne in abito scollato e grande cappello, erano sopraggiunte e facevan coda, incalzando, alle spalle di Berto e di Giselda.
— Vuole sciampagna? — domandò Berto, prendendo una coppa dalle mani d'un servo e passandola a Giselda, che vi bagnò appena le labbra.
— Datemi due gelati, — ordinò qualcuno che stava dietro il Candriani.
— Aspetta, — disse questi al marchese di Spinea, che aveva al braccio la contessina Cafiero, — ti lasciamo il posto.