E avviandosi con Giselda, seguitò ad alta voce:
— Bada, che c'è molto punch bollente, che non si beve, e poco sciampagna freddo che si berrebbe volontieri.
— Zitto, maldicente! — gli disse il marchese di Spinea. — Vedremo che cosa ci offrirai quando verremo da te.
— Bravo, stai fresco! — esclamò Berto. — Resto scapolo apposta per non avere seccatori in casa!
Sul limitare, Berto e Giselda dovettero fermarsi. La duchessa di Torrecusa e la contessa Osvaldi, tenendo ciascuna una coppa di sciampagna, s'esercitavano a portarla alle labbra, dopo aver fatto col braccio destro alcuni giri a spirale. La duchessa vi riuscì, versando dall'orlo metà del contenuto, e la contessa Osvaldi, che rideva a gola spiegata, vuotò la coppa intera sul tappeto, e rinunziò alla prova, perchè i cavalieri intorno la facevan ridere troppo.
Berto Candriani s'aprì un varco tra i gruppi, traversò con Giselda un lungo corridoio, poi la sala pei fumatori, dove sedevano alcuni uomini, timidi o noiati, che si scambiavan gli astucci delle sigarette o i gravi propositi d'una più energica politica internazionale; passò oltre la sala rossa, tutta rossa fiammante per le tappezzerie e pel colore dei mobili dorati, e si fermò nella sala rosea che precedeva la sala da ballo.
— Andiamo laggiù! — disse, accennando un alto e lungo paravento sul quale eran trapunte in oro parecchie grosse cicogne, brillanti sopra uno sfondo color chiaro di luna.
— Dietro il paravento? — chiese Giselda, lasciandosi trascinare senza troppa resistenza.
— Sieda, — ordinò Berto. — Io siedo qui di di fronte; lei metta fuori le punte dei suoi piedini, così quelli che passeranno per andare a saltar come pere secche, capiranno che qui c'è qualcuno.
— Ma no, ma no, è sconveniente! — osservò Giselda. — E poi, lei ha l'abitudine di parlar male di tutti, e potrebbe sparlare proprio di quelli che passano....