— Ingenua fanciulla! — esclamò Berto Candriani. — C'è l'occhio della cicogna!
— Che cosa vuol dire? — domandò la contessina Fioresi con un sorriso, che pregustava qualche strana storia.
— Vuol dire che son forati gli occhi d'una cicogna, e di qui vedo benissimo senza essere veduto. Guardi che bei buchi!
Giselda si alzò a guardare, appoggiandosi lievemente alla poltrona di Berto; attraverso due fori, che corrispondevan dall'altro lato agli occhi d'una gigantesca cicogna, si vedevan benissimo il resto della sala e la porta dalla quale dovevan passare le coppie. Giselda diede in una risata.
— Ma quando ha fatto questo lavoro? — domandò.
— Badiamo: è un segreto che si rivela a una gentildonna; i buchi li ha fatti Silvestrelli, il capitano di corvetta, due anni or sono, e prima di partire per il giro del mondo li ha confidati a me. Io sono l'unico erede di questi buchi, e nessuno se n'è mai accorto. Spero che lei apprezzerà tutto il valore della mia rivelazione.
— Sono utilissimi, — dichiarò la Fioresi solennemente. — Non dirò parola ad anima viva.
Berto fece un cenno con la mano; qualche coppia passava, dirigendosi al salone da ballo e chiacchierando; alcuni cavalieri sopraggiunsero, diedero un'occhiata, videro la sala vuota e se ne andarono di nuovo.
— Ha notato, contessina, che stasera non c'è Flopi? — riprese Berto con la sua voce più melliflua, piano piano.
— Non ho notato nulla! — rispose Giselda bruscamente. — Perchè dovrei notare queste inezie?