— Inezie? Non ci sono inezie per chi ama.... Si vorrebbe sapere dove è Flopi a quest'ora, che cosa fa, che cosa dice.... Non è vero?
— Non è vero; io non voglio sapere nulla. Il conte Vagli non m'interessa più di quanto sia lecito, e io non ho l'abitudine di amare chi non si occupa di me.
— Non dico sia un'abitudine, — osservò Berto. — Può essere una fatalità.... Zitta! — soggiunse, dopo aver dato uno sguardo ai buchi della cicogna. — C'è lo zio!
Il conte Roberto Vagli entrava in quel punto con un altro vecchio signore; il conte Roberto era dritto e magnifico, il largo petto inquadrato dal panciotto della marsina, all'occhiello della quale era fissato un superbo garofano bianco; tra le mani il conte teneva il gibus, alla maniera antica.
— Io ti assicuro, — egli seguitava, — che è una corbelleria, questa di voler tanti treni fra Venezia e Milano; treni diretti, treni direttissimi, o, come si dice ora, treni-lampo! Sai che cosa avverrà?
L'amico sedette in una poltrona, e il conte ripetè, standogli innanzi:
— Sai che cosa avverrà? Avverrà che Venezia fra pochi anni sarà un sobborgo di Milano, e le nostre civette andranno a far le compere a Milano, e i nostri giovanotti si vestiranno a Milano, e tutti i nostri quattrini ingrasseranno Milano, e il nostro commercio e la nostra industria rimarranno quel che sono ora, una povera cosa. Non mi diceva un momento fa il Cavenaghi, sai, quel mercante di carbone, che si pensa d'attuare un treno per tempissimo, cosicchè si possa andare a Milano, starvi sei o sette ore, e tornar la sera medesima? Io ti domando!...
L'amico si alzò, e tutt'e due s'avviarono.
— Io ti domando se questo si chiama far l'interesse di Venezia....
— Che bella mente! — esclamò Berto Candriani, quando fu sicuro che i due se n'erano andati. — Non vuole i treni diretti; bisognerà offrirgli un servizio di muli. Dopo la battaglia di San Martino, non ha capito più nulla. E Flopi deve lottare con questi suoi parenti, i quali, nonchè l'amore, non sanno intendere nemmeno la ferrovia!...