— Sì, roba leggera, ve ne prego! — rispose il conte, sedendo a una delle tavole di marmo, poco lontano da Filippo.
E vedendo il nipote, come non si fossero lasciati un momento prima, gli fe' cenno con la mano, salutando:
— Oh, ciao, Flopi!
— Buon appetito, zio!...
Il conte attese che Filippo riprendesse il discorso a bassa voce con la fanciulla per darle un'occhiata; e la vide bellissima, con quel viso bianco e fresco e con quei capelli scuri, che due pettini scintillanti di strass trattenevano a pena. Ma gli parve pure che ella fosse estremamente giovane, non solo per Filippo che aveva da sei anni valicato la trentina, ma per chiunque se la fosse portata via senza passare dal sindaco e dal parroco....
— Che cosa le ha dato da intendere? — pensò il conte Roberto. — Non mi pare un'oca, e sta ad ascoltarlo come l'oracolo.... Che cosa le ha dato da intendere, dico io?
Egli si volse udendo uno stropiccìo di passi: ma mentre s'aspettava di vedersi posta innanzi la prima vivanda, scorse invece il cameriere che gli tendeva un telegramma sopra un piatto....
— Un telegramma per me? — disse stupito.
Filippo troncò il discorso con Loredana e guardò lo zio, che apriva il telegramma. Il conte Roberto lo lesse un paio di volte e se lo mise in tasca senza dir verbo e senza più volger l'occhio al nipote.
Ma cenò di malavoglia, scoperse che il Bardolino non aveva un bel colore e acchiappò con le mani un paio di zanzare che gli ronzavan troppo da vicino.