— Data fatale! — ella pensò e disse ad alta voce, senza rammarico.
Poi rapidamente si slacciò il corpetto, passò la catena attorno al collo, e sorrise. Nessuno, all'infuori di Filippo, doveva veder quella catena, e nessuno, all'infuori di Loredana e Filippo, sapere e ricordar quella data.
— Gli abiti li vedremo poi; ora scendiamo a cenare, — disse Filippo.
— E tuo zio? — mormorò la giovane titubando. — Se cena anche lui, mi vedrà senza velo.
— E rimarrà ammirato, — concluse Filippo.
Cenarono sul terrazzo illuminato da tre lampioni a gas; il lago era scuro, ma a Loredana pareva meno tetro e misterioso. Sulla strada innanzi all'albergo non poca gente passava e guardava la coppia, forse invidiando. Un piccolo gatto bianco e nero, poi un cane pòmero vennero a corteggiare i forestieri e ad accattar qualche boccone. Le zanzare attratte dalla luce danzavano intorno al capo dei due amanti.
Durante la cena, Filippo spiegò il programma per l'indomani: dovevano cercare un piccolo albergo nascosto o una villetta discreta a Salò o a Maderno o a Gargnano; e veder anche la sponda veronese, dove assai minore era la probabilità d'incontrar gente, poichè i piroscafi non vi approdavano.
— La sponda veronese di là dalla penisola di Sirmione: Salò da questa parte, oltre il capo Manerba....
E Filippo faceva dei gesti in direzione del lago, mentre l'amica sua sorrideva perchè non riusciva a distinguer nulla.... Ma un gesto restò a mezzo: era comparso sul terrazzo lo zio Roberto, seguito dal direttore dell'albergo.
— Se il signor conte permette, — diceva quest'ultimo, — gli servirò io stesso una cena di suo gusto....