Il valzer diceva: « Queste gioie fallaci, tutte simili all'invisibile onda delle mie note, si dissolvono nel tempo, e nulla più rimane quando l'alba livida vi richiama alle case. Abbandonatevi a queste gioie malinconiche, a quest'onda invisibile, e sognate tutti i vostri sogni, prima che l'alba vi risvegli.... »

Il maggiordomo comparve a un tratto nella sala rossa, si presentò alla contessa Lombardi, le disse qualche parola inchinandosi.

La contessa ebbe un sorriso e mosse lentamente verso la porta d'entrata, mentre un susurrìo di curiosità si propagava nella sala tra i gruppi degli invitati che avevan preferito la conversazione alla danza.

Quasi contemporaneamente un signore non alto di statura, largo di spalle, con lunghi favoriti biondi, varcava il limitare e dirigendosi rapidamente incontro alla contessa, le prendeva la mano, così da impedirle l'inchino che la dama aveva abbozzato.

S'udì la voce dell'uomo, una bella voce molle:

— « Je vous suis bien reconnaissant, comtesse », — egli diceva, baciando la sottile mano guantata.

— Chi è? — domandò Berto Candriani.

— Non lo conosci? — disse il tenente di vascello Paolo Orseolo. — È Milan, l'ex-re di Serbia.

— Oh guarda! — esclamò Berto. — Si muove bene in un salotto, meglio che sul trono, l'animale....

Il conte Orseolo diede una gomitata a Berto.