Berto Candriani rattenne un ghigno di malizia, ma Giselda lo indovinò più che non lo vedesse.
— Mi dia il braccio! — ella soggiunse a Filippo. — Facciamo un giro, lontano da questo re che non mi piace!
Filippo le diede il braccio e s'avviò presto con lei fuori della sala.
— Ha ragione se non le piace quel re, — disse. — Perchè pensava che io non sarei venuto stasera?
Berto, sprofondate le mani nelle tasche dei calzoni, rimase a guardar Filippo e Giselda che si allontanavano; poi squadrò di nuovo Milan Obrenovich, e gli venne in mente un verso, un verso del quale non avrebbe potuto dir l'autore, ma che gli sembrava adatto alla sua situazione:
“Messo là nella vigna a far da palo„.
— Senta che bel galopp! — gli disse la contessina Cafiero, passandogli al fianco.
Berto l'afferrò per il braccio, quasi a volo, con tal furia che la fanciulla fece un gesto di spavento; e conducendola seco di corsa:
— Andiamo! — disse. — Qui tutti galoppano! Galoppiamo anche noi!...
La Cafiero, vestita di rosa, alta e bruna, un neo in mezzo alla fronte, cominciò a ballar con Berto, ridendo e socchiudendo gli occhi voluttuosamente.