Distesa sul letto, i capelli raccolti in fascio dietro la nuca, guardava tra le lacrime la sua camera e gli oggetti intorno, che le eran tanto cari. Una lampada ardeva sul tavolino; il letto chiuso nei veli della zanzariera, che tenevan Loredana come in un'ampia rete, e i mobili di mogano lucido sui quali splendevano le serrature e le borchie d'argento, e le due finestre debolmente illuminate dalla fiammella del lampione ch'era innanzi alla casa, e le poltrone di stoffa a larghi fiori di velluto in rilievo, tutto era accarezzato come da un raggio lunare, per la lampada che aveva il globo intensamente azzurro.

Il valzer in casa Lombardi cantava intanto: « Abbandonatevi a queste gioie malinconiche, a quest'onda invisibile, e sognate tutti i vostri sogni, prima che l'alba vi risvegli.... »


III.

Di quel patriziato veneziano del quale le storie del 1848 non dicono nulla, quelle del '59 non dicono niente e quelle del '66 dicono poco, il conte Roberto Vagli era stato a' suoi tempi una fortunata eccezione.

Come ufficiale di cavalleria, aveva preso parte al combattimento di Montebello, che viene giudicato dai tecnici il primo scontro importante del 1859; e terribile, perchè secondo alcuni autori, metà della cavalleria piemontese — lancieri Aosta, lancieri Novara, cavalleggieri Monferrato — vi rimase distrutta, essendosi urtata con gli Ussari Haller sotto la fucilata implacabile dei battaglioni austriaci; e stupendo per l'impareggiabile pertinacia dei cavalieri italiani che si lanciarono più volte alla carica con una furia, la quale il fuoco e il piombo non poterono arrestare.

Fu il conte Vagli di poi alla battaglia di San Martino con quegli squadroni d'Aosta, di Saluzzo e d'Alessandria, che sciabolando ripetutamente il nemico, l'obbligarono a ripiegare verso Pozzolengo. Bella battaglia, ideata e svoltasi alla vecchia, con accanitaggine testarda, con episodii di rabbia incredibile; e l'eco ne giunse tosto a Venezia, dove nessuno osò per quella vampa di gloria e d'entusiasmo inanimire il popolo e dare al vento il vessillo italiano.

Il conte Roberto Vagli si sentiva certo meglio di suo nipote Flopi, gettando uno sguardo al passato, benchè la famiglia fosse stata sempre più incline a censurare le mende dei numerosi scapestrati onde s'ornava l'albero genealogico, che non a compensar le gesta dei pochi valorosi i quali avevan compiuto il loro obbligo. Si sentiva certo meglio, il conte Roberto, dei suoi coetanei, ch'egli non aveva incontrato nè tra i lancieri d'Aosta, nè tra gli ussari austriaci, nè tra nemici, nè tra commilitoni.

Egli fu candidamente felice di poter far parte di quel Comitato che nell'anno 1893, sotto la presidenza del cavalier Breda, aveva preparato l'inaugurazione della Torre di San Martino della Battaglia; e mentre la cognata andava snocciolandogli la litania dei vizii e degli stravizii di Flopi, e degli amori con la sbarazzina e della necessità di qualche grave minaccia, il conte Roberto, fattole comprendere d'averne abbastanza, riviveva le belle memorie, tutto chiuso in pensieri più alti e più gravi che non fosse l'avvenire del nipote.