Egli guardò Roberto, che sorrise tranquillo.
— È un altr'uomo! — pensò Filippo. — La morte non gli desta alcun orrore; egli vede i teschi dei commilitoni come fossero ancora animati, e avessero occhi e carni. Poteva essere lui nell'Ossario; io non l'avrei conosciuto e non avrei compreso il suo sacrificio.
Roberto lo toccò nel gomito. I due Sovrani uscivano scambiando qualche parola con gli ufficiali ch'erano intorno; tutto il sèguito si muoveva.
Roberto disse:
— Ebbene, che pensi? Ti piace?
Filippo non potè trattenersi dal ridere sommessamente.
— Che verbo strano tu hai scelto! — egli rispose. — Se mi piace! Come fossimo a un ballo!
— A me piace molto, — disse lo zio con semplicità. — Ogni passo su questo terreno mi fa rivivere. Non è stata una grande battaglia, sai? E si sono commessi spropositi da cavallo; tuttavia è andata bene. A Montebello ci eravamo divertiti meglio; gli Ussari erano magnifici; bei soldati gli Ussari; ma qui abbiam picchiato più forte, più deciso. Tu avessi visto il cimitero! Un carnaio; si dovette conquistarlo a mitraglia e a fucilate come una fortezza. E la villa Tracagne, presa e ripresa sei volte? Ha nella fronte ancora diciotto palle da cannone....
Tacque un istante, gli occhi nel vuoto, sopra le teste della folla che egli non guardava e che guardava lui. Aggiunse, col sorriso pacifico:
— Ci siamo divertiti! Bah! Non potere tornar daccapo!...