Filippo voleva dire qualche cosa; voleva dirgli che lo amava assai in quel momento, che gli pareva nobile ed alto; ma si rattenne non trovando la parola discreta, e sorrise egli pure.

Il resto della cerimonia, la messa, il banchetto nel padiglione reale, non ebbero per Filippo alcun significato; la festa si vestiva ormai della sua veste ufficiale.

Davanti alla Torre, i due cannoni che la presidiavano con le bocche rivolte al viale, attrassero l'occhio di Filippo, che pensò i due vecchi arnesi della guerra già antica serrassero qualche cosa in sè dell'anima di Roberto; egli era della stessa tempra ingenua e salda.

Ma l'imagine che rimase nitidissima fra tutte nella mente di Filippo fu quella dei teschi, dei frantumi di mitraglia, delle scolopendre che correvano smarrite.

Rivide il vialetto dei cipressi già imbevuto di sangue, e si provò a sognar quell'episodio di furore, la corsa, il crepitìo delle fucilate; udì quasi l'ansimar dei soldati sotto la tempesta di ferro, e questo e quello vide cadere, squarciato il viso, rotto il fianco. Il conte Roberto eccolo alla testa d'un plotone di lancieri sbucare di repente tra quell'inferno, urlando e sciabolando coi suoi cavalieri indemoniati; e il sibilo della mitraglia raddoppiare: cavalli impennati, uomini precipitati di sella; e dietro, altri plotoni e altri, e lampeggiar di lame e di lance: cavalleggieri Saluzzo, lancieri Aosta, cavalleggieri Monferrato, tutti addosso al nemico che balena. Poi, d'un tratto l'uragano scoppia; la furia del cielo si mesce alla furia degli uomini, violentissima, e al fragor delle armi si unisce il guizzo dei fulmini e lo scroscio della bufera.

— Torni a Venezia? — domandò il conte Roberto.

Filippo sussultò in modo, che il vecchio si mise a ridere.

— A che pensavi? — disse.

L'altro si passò una mano sul viso come trasognato. Erano tutti in piedi, al finir del banchetto. Si fece un gran silenzio: i Sovrani si congedavano; e a Umberto piacque salutare affettuosamente il conte Roberto Vagli.

— Arrivederci, — gli disse, stringendogli la mano e fissandolo con gli occhi acuti. — Sono contento d'aver conosciuto ancora un valoroso....