— Quale piccola guerra di pettegolezzi? — domandò Loredana, senza alzare il capo dal suo lavoro.
— Ma sì, la solita musica! — disse Filippo. — Voglio dire, tutte le chiacchiere che si fanno intorno a me, e intorno a te, e le ire dei parenti, di mia madre, di mia sorella, di mio cognato e anche dello zio.
— Ma allo zio non vorresti spiacere! — osservò Loredana. — E se ti pregasse di lasciarmi, allora mi lasceresti subito?
Le parole furon dette con accento così teneramente dubbioso, che Filippo balzò in piedi ridendo, e corse a baciar la testa curva dell'amante.
— Sono uno sciocco! — esclamò. — Anche tu sei una sciocca, a farmi queste domande. Su, àlzati, su, viperetta!
Loredana si alzò lentamente, e senza comprendere depose il ricamo sulla tavola; ma Filippo l'afferrò pel busto e la trascinò ballando.
— Su, su! — diceva. — Dobbiamo ballare; non essere triste per queste sciocchezze....
La giovane, abbandonata fra le braccia del suo Flopi, cominciò a ridere, lasciandosi trasportare; ma a poco a poco, perchè egli insisteva, si mosse con giusto ritmo; e la signora Teobaldi, che entrava in quel punto con un mazzo di carte per il suo abituale solitario, restò a bocca aperta, vedendo i due amanti che ballavano un valzer in silenzio nella camera penombrosa.
— Quale spettacolo! — disse ammirata, disegnando nell'aria un gesto solenne. — Quale spettacolo d'amore perfetto!
Loredana diede in una risata; ma il cuore le martellava dalla gioia; una fanciullaggine di Filippo, un suo atto gentile, un pensiero di sollecitudine le snebbiavan dall'anima quelle ore di trepidanza che la vita mondana di lui le cagionava.