Egli fu molto gentile con la principessa Stephen, la quale desiderava, civettando con Filippo, d'indispettire il capitano Ketwort, che nel flirt non era sufficientemente destro e si appassionava in modo pericoloso; ma quando Filippo s'accorse che negli occhi del giovane capitano balenavano lampi d'odio, smise subito, fece un lieve cenno al conte Roberto e insieme con lui si congedò.
Era ormai la mezzanotte; i due uomini percorsero in silenzio la riva degli Schiavoni battuta dalla luna; l'isola di San Giorgio era così bianca sotto il raggio, che la chiesa e il campanile parevano di gesso. Dietro l'isola si effondevano densi cirri color d'argento.
Roberto si fermò d'un tratto e disse:
— Volevo chiederti una spiegazione.
Dal tono, Filippo sentì che si trattava d'un argomento inusitato, e aspettò.
— Volevo chiederti quante sono a Venezia le contesse Vagli.
— Non capisco, — disse Filippo, guardando stupito lo zio.
— Ecco; oggi ero in un negozio a comprarmi qualche cianfrusaglia, quando è entrata una ragazza, un cosino, un diavolino alto quattro spanne, che rivolgendosi al commesso ha detto: « Quella roba per la contessa Vagli non è ancor pronta? » Io ho guardato la ragazza, ma non la conoscevo. Il commesso ha risposto: « Sì, è pronta! » E volgendosi al facchino, e consegnandogli un involto, ha soggiunto: « Porta subito alla contessa Vagli, sulle Zattere! » Ora io ti domando di nuovo: quante sono a Venezia le contesse Vagli?...
Filippo non rispose: era annichilito. La descrizione del cosino, del diavolino alto quattro spanne, gli aveva fatto subito comprendere che si trattava della cameriera di Loredana, e le osservazioni di Roberto lo avevano colpito in pieno petto.
— Di contesse Vagli, io non ne conosco che una! — seguitò lo zio: — tua madre, mia cognata. Se ve n'è un'altra sulle Zattere, ti prego di presentarmi, perchè avrò piacere di vederla in faccia.