La signora Teobaldi non aveva parola per l'indignazione che le serrava la strozza; ella faceva grandi gesti, tenendo in mano il fazzoletto e il ventaglio, e alzando ora l'uno, ora l'altro in segno di protesta. Finalmente riuscì a esprimere il suo pensiero:

— Ma il sindaco, — dichiarò, — dovrebbe fare una legge, una severissima legge contro quelli che insultano le donne!

— Che c'entra il sindaco! — esclamò Berto, alzando le spalle.

— Il sindaco dovrebbe cacciare dalla città tutti i mascalzoni! — insistette la signora Teobaldi.

— Così Venezia resterebbe vuota! — disse il Candriani, che in quel momento non aveva voglia di distinguere.

— Povera piccina, povero tesoro bello, non pianga! — riprese Clarice, volgendosi a Loredana, la quale rimaneva nell'ombra, e liberata la mano dalle mani di Berto, andava singhiozzando col fazzoletto sulla bocca.

Fa un triste viaggio fino a casa. La gondola scivolava rapida nel silenzio, che la voce del gondoliere di poppa rompeva di tanto in tanto col grido d'avvertimento; s'udiva il tuffo dei remi e lo sgocciolìo dell'acqua.

Nessuno parlava più; il Candriani pensava che non v'era modo di consolare la giovane, perchè sarebbe stato ridicolo aprire una discussione sulle mantenute e metterle a confronto con lei; bisognava attendere ch'ella stessa, giudicando l'inanità dell'accusa, potesse disprezzarla; ma Berto doveva confessarsi che a tanto dolore non era sola causa l'ingiuria triviale e ch'egli forse, con la sua leggerezza, col suo racconto indiscreto, con le rivelazioni intorno alla Fioresi, aveva fatto il possibile per avvelenare a Loredana quell'ora di svago; e molestato da questo pensiero, si sentiva goffo e nervoso. La Teobaldi andava dicendosi che le cose da qualche tempo si guastavano e che Loredana, la sua Loredana, era troppo spesso malinconica; avrebbe dato il sangue per quel « tesoro di Dio », per renderle il bel sorriso e la pazza allegria dei giorni, pur così vicini e già così lontani, in cui erano andate ad abitare alle Zattere. Bisognava accomodare, bisognava trovar qualche cosa per renderla ancora felice, ma non sapeva che cosa, e si struggeva guardando quell'ombra nell'ombra, udendo quel singhiozzo sommesso; a poco a poco, anch'essa, Clarice, si sentì inumidir gli occhi e lasciò scorrere le lagrime, con un gran desiderio di stringere la fanciulla tra le braccia e di accarezzarne la bella faccia dolorosa.

L'episodio della contessina, le imprudenze del Candriani erano ormai dimenticati dalla giovane; ella si ripeteva mentalmente la parola « mantenuta » fin quasi a smarrirne il significato; non aveva fatto altro dacchè era salita in gondola, non ad altro aveva potuto pensare. Comprendeva d'un tratto il perchè dei sorrisi e degli sguardi procaci che la perseguitavano, del mormorio che l'accompagnava se compariva in pubblico: era giudicata, classificata, bollata; non poteva difendersi; non poteva gridar per le vie il suo amore, le sue illusioni, la sua fede; credevano che avesse patteggiato e si fosse venduta; era povera un giorno ed oggi aveva gondola, casa, dama di compagnia, tre persone di servizio, abiti eleganti, denaro, gioielli. Non aveva chiesto nulla, ma non importava; era l'amante d'un signore; carne di lusso, avevan detto, e poi mantenuta; non viveva nel lusso? non s'era accorta del mutamento? a che valevano le scuse?

In verità non s'era accorta di nulla, perchè il suo piacere era tutto nell'amar Filippo e nell'esserne amata, e l'avrebbe amato nel lusso o nella miseria, e agli agi della vita non aveva dato alcun peso. Ma questo non contava per gli altri. Gli altri? Chi erano gli altri? Erano uomini che la volevano e le serbavano rancore perchè non si dava; eran donne che la odiavano pel gusto di odiare, come odiano le donne. Essi avevano ragione perchè le apparenze eran contro di lei; s'era abbandonata totalmente a Filippo, il quale avrebbe potuto metterla su un trono o relegarla in un abbaino, senza ch'ella chiedesse perchè; la presenza di lui era il perchè d'ogni cosa, ed egli faceva ciò che doveva, e ciò ch'egli faceva era ben fatto. Ma a queste dedizioni intere e profonde, nessuno presta credito; e il mondo diceva « carne di lusso », « mantenuta »!