Con gli occhi sbarrati nella penombra, dimentica di quelli che le stavano vicino, la fanciulla si lasciava cullar dalla gondola, rivolgendo questi pensieri in mente, e torturandosi senza posa; allorchè la gondola si fermò, ella diede un sobbalzo e s'afferrò al braccio di Berto, come fosse repentinamente caduta da un'altura.
— Siamo a casa? — domandò.
— Siamo a casa, — ripetè Clarice; e col fazzoletto le asciugò gli occhi perchè i servi non vedessero, e poi le diede un bacio sulla fronte. — Tesoro caro!...
Mentre Clarice s'avviava, chinandosi per uscir dal felze, seguita da Loredana e da Berto, sulla fondamenta risuonò la voce allegra di Filippo.
— A quest'ora? — egli disse ridendo. — Siete state a teatro? E c'è anche Berto? Ma è un complotto, allora, una grossa bricconata!
Loredana uscì in fretta, si fece presso a Filippo, con un movimento rapido e timoroso, quasi cercasse protezione. Era felice di vederlo e di udirne la voce. Ella disse:
— Siamo state al Goldoni, abbiam trovato il conte, che ci ha ricondotte.
— Potenza dell'amore! — pensò Clarice. — È già consolata! ha la sua voce solita.
Berto si grattò la nuca ricciuta. L'incontro con Filippo imbrogliava le cose: bisognava raccontargli ciò ch'era avvenuto a teatro, o tacere?
— Io non racconto nulla! — egli decise tra di sè. — Ci penseranno le signore se vorranno!