Il giovane aveva voltato la faccia contro uno specchio e faceva dei gesti comici, che potevano essere di protesta o d'assoluzione. La signora Clarice diede in una risata. Loredana, sorpresa ella stessa e tornata calma, arrossì fino ai capelli.
VII.
Quando furono nel salottino, mentre le signore s'erano ritirate un istante per togliersi i mantelli, Filippo disse a Berto Candriani:
— Mi son giuocato più di due milioni.
Berto fece un balzo sulla poltrona, nella quale aveva preso posto.
— Sei matto! — esclamò. — Da quando in qua ti sei messo a giuocare?
— Eh no! — disse Filippo ridendo e accendendo una sigaretta. — Non li ho giuocati a macao o a faraone; li ho giuocati a parole, con lo zio. Egli mi ha fatto comprendere, anzi mi ha detto chiaro e tondo che se non lascio Loredana e se non sposo Giselda, non vedrò un centesimo del suo patrimonio. Io gli ho risposto che se lo tenga, che faccia della beneficenza, che vada al diavolo. E così, l'affare è liquidato! Che te ne pare? Non è il caso di bere un goccio di sciampagna alla salute dei parenti?
Berto Candriani non rispose subito; pareva guardasse le vecchie stampe lascivette appese alla parete, raffiguranti il bagno di Diana cacciatrice, l'incontro con Atteone, Diana e le Ninfe.
— È un grosso pasticcio, — egli sentenziò infine. — Ma tu credi che le decisioni di tuo zio siano inappellabili?