Roberto e Filippo salirono le scale fino al primo piano; innanzi all'uscio della sua camera, lo zio disse a bassa voce:

— Arrivederci. Io parto domattina presto. Pensa a quello che fai; comunque vada a finire, mi sembra una corbelleria, perchè io credo che l'uomo non è monogamo.

— Grazie. E... scusami, che cosa scriverai alla mamma?

Il conte Roberto alzò bruscamente le spalle e sparì nella sua camera senza rispondere.


IV.

— Perdonami, cara, — disse Filippo entrando e avvicinandosi a Loredana, che scriveva, seduta innanzi a un tavolino. — Mi ha data una lezione di storia: la torre, la battaglia, i quadri con gli episodii più importanti.... Un quadro rappresenta anche lui, che a quei tempi era tenente di cavalleria e si è battuto a San Martino.... E tu, che hai fatto?

Loredana scriveva a sua madre una lettera felice e disperata, piena d'umiltà e di carezze. Filippo vide che gli occhi dell'amica erano umidi.

— Amore mio, — disse, chinandosi a guardare, — se tu adoperi la carta dell'albergo con la veduta del lago, di Desenzano, dei piroscafi, e il nome del proprietario e l'indirizzo, tanto vale chiamar qui la mamma e il Procuratore del Re.